Mapeamento Crítico da Literatura Brasileira Contemporânea

PTB

A cabeça do santo

ACIOLI, Socorro. A cabeça do santo. São Paulo: Companhia das Letras, 2014.

Raíssa Abreu Gomes
Illustrazione: Guilherme Franzoni
Traduzione: Elisabetta Falcicchio

Il Brasile nasconde storie assurde. Per esempio, abbondano tracce di opere pubbliche annunciate a scopo elettorale, iniziate senza progettazione adeguata e lasciate fatalmente a metà. Immaginate, adesso, che l’opera incompiuta in questione sia una statua di venti metri d’altezza del santo patrono di una città dell’entroterra del Nordest e che la sua mancata conclusione abbia finito per lasciare il corpo del santo acefalo per più di trent’anni in cima a una montagna, a pochi chilometri dalla sua testa mozzata. Mentre leggeva la singolare storia vera della città di Caridade, nello stato del Ceará, la scrittrice Socorro Acioli (Fortaleza, Ceará, 1975) si è ritrovata davanti agli elementi per costruire una narrativa fantastica in chiave brasiliana. E così ha fatto in A cabeça do santo (La testa del santo, traduzione di Rosely Petry, Roma: Casti Editore, 2024).

Acioli, che è giornalista, traduttrice e autrice di più di venti opere di diverso genere, tra romanzi, letteratura per l’infanzia e biografie, ha un debole per la cultura popolare dell’entroterra del Ceará. Il misticismo locale era già apparso nelle sue storie e spunterà di nuovo in Oração para desaparecer. Tuttavia, è con La testa del santo che l’autrice – vincitrice del Premio Jabuti per la categoria letteratura per l’infanzia nel 2013 con Ela tem olhos do céu – è diventata famosa in Brasile e nel mondo, con traduzioni in inglese e in francese.

Dopo le sue ricerche a Caridade, Acioli ha presentato l’idea che ha ispirato La testa del santo allo scrittore colombiano Gabriel García Márquez e ha avuto modo di metterla a punto durante l’ultimo laboratorio di scrittura tenuto dal Nobel per la Letteratura, nel 2006, a Cuba. È a García Márquez che il romanzo è dedicato e dai mondi magici che lui stesso ha creato sembra provenire qualcosa della solitudine che affligge Candeia, la città che, nella storia della scrittrice, si ritiene maledetta dal santo decapitato. 

È verso questa Macondo cereaense che cammina il giovane Samuel, macilento e affamato, lungo una strada piena di pellegrini devoti a Padre Cícero e a San Francesco. A guidarlo, però, non è la fede, ma una promessa fatta a sua madre Mariinha, sul letto di morte: fu lei a fargli giurare che avrebbe cercato sua nonna e suo padre, che lui non aveva mai conosciuto, e che avrebbe acceso tre candele ai santi a cui era devota. Samuel non credeva in nessun santo e odiava suo padre Manoel perché pensava che avesse abbandonato sua madre. E così, arriva in una Candeia quasi deserta e cerca la misteriosa casa della nonna, Dona Nicéia che, però, gli chiude la porta in faccia e lo caccia via.

Aggredito da alcuni cani randagi, finisce per trovare riparo in quella che, di notte, gli sembrò una grotta. Tuttavia, dopo essere stato svegliato alle cinque del mattino da un vocio di donne in preghiera – e pregavano intensamente, visto che “nel sertão, una donna che non si sposa è difettosa, come un cactus senza fiori” – Samuel si accorge che la grotta in cui aveva dormito era, in realtà, niente meno che la testa cava della statua decapitata di Santo Antonio, in cima alla montagna, e che, al suo interno, poteva sentire le preghiere dirette al santo dalle donne della città in cerca di un marito. “La testa di un santo. Anche coperto di piante, si vedeva che il naso era grottesco, due enormi buchi, bocca in su, labbra spesse, chiuse, occhi sporgenti, espressione seria […] Quella doveva essere un’allucinazione, pensò. Morso da un cane rabbioso era impazzito anche lui”.

Malgrado lo spavento iniziale, Samuel, che aveva passato la vita a vendere cappelli ai pellegrini devoti a Padre Cícero a Juazeiro con sua madre, non ci mette molto a capire che avrebbe potuto approfittare della situazione in cui si trovava. Allora, con l’aiuto di Francisco, il figlio del becchino che sfruttava la riservatezza della testa per guardare riviste pornografiche, comincia a identificare le voci indirizzate al santo e ad agire in suo nome per facilitare l’unione delle coppie del posto. Avviene il primo matrimonio – o “miracolo” – tra la figlia della proprietaria della drogheria e il dottore, e poi il secondo e il terzo. La fama del messaggero di Santo Antonio si diffonde in fretta ed ecco che Candeia, da città dimenticata da Dio, diventa meta di turismo religioso. “Candeia sembrava rinata. Era tornata a brulicare di vita grazie a quelle donne piene di fede e alle loro mani, che raccolte intorno alla testa del santo accendevano candele e pregavano giorno e notte, aspettando di cogliere l’opportunità di parlare con il messaggero. Tutto ciò che desideravano era sposarsi”.

La rinascita di Candeia, però, e tutto il trambusto causato dai miracoli di Samuel provocano l’ira di chi dalla morte della città ci guadagnava. Per loro, era necessario che il ragazzo sparisse, come era sparito, anni prima, suo padre Manoel che, come scoperto da Samuel, sarà una figura chiave per svelare il mistero che circonda la statua e la città.

Nonostante l’influenza di García Márquez e dei suoi contemporanei latinoamericani a proposito della rappresentazione della cultura popolare nel continente, Socorro Acioli stessa sa che il termine realismo magico si riferisce a un movimento letterario specifico e agli autori che ne sono stati protagonisti. Nella sua analisi di La testa del santo, Saulo Barbosa (2024) opta per l’espressione “realismo meraviglioso”, genere caratterizzato dalla naturalizzazione di avvenimenti insoliti, intesi come fatti banali, dentro narrazioni marcate da religiosità e mitologia. “[…] i fatti soprannaturali che si verificano nel racconto vengono legittimati dalle credenze religiose dei personaggi. Inoltre, l’opera rappresenta un sertão che, pur essendo finzionale, affonda le sue radici nella realtà, in combinazione agli elementi mistici derivanti dalla religiosità popolare”.

In La testa del santo, l’effetto provocato dall’insolito è la comicità: l’umorismo è uno dei tratti principali delle narrazioni di Socorro Acioli. Nel romanzo, le ragazze che si rivolgono a Santo Antonio sono così insistenti da causare “crisi di emicrania” che fanno tremare il rifugio di Samuel. E se il santo non risponde alle loro preghiere, allora la sua immagine finisce sotto il letto, sottoterra, dentro un secchio d’acqua. E a testa in giù! La ricercatrice Edna Polese spiega che, con la colonizzazione, il cattolicesimo in America Latina è stato sempre vissuto in una dimensione più domestica e personale, per la disperazione delle autorità della Chiesa. “Una popolazione così numerosa e sparpagliata, con pochi preti a prendersi cura del gregge, viveva questa religiosità senza rendersi conto che qualcosa di così quotidiano come giurare sul santo poteva essere considerato blasfemo”.

L’umorismo, inoltre, conferisce fluidità a un testo ricco di costruzioni poetiche e fortemente marcato dalla prosodia del Nordest che ricorda i grandi narratori della regione. Seguendo le avventure di Samuel e Francisco è impossibile non pensare alla coppia di canaglie João Grilo e Chicó, resa immortale nel film Auto da compadecida, adattamento dell’omonimo libro di Ariano Suassuna pubblicato nel 1955: “Studiavano piani, facevano progetti per racimolare soldi sfruttando una distrazione del santo, che evidentemente aveva lasciato accesa la radio dei suoi pensieri perché Samuel ascoltasse. Si preparavano a sconvolgere Candeia. Ridevano delle proprie disgrazie e di quelle degli altri. Le disgrazie, in fondo, esistono proprio perché qualcuno ne possa ridere”.

La testa del santo è, soprattutto, una storia di speranza. Trasformando l’insolito in letteratura, Socorro Acioli mette in evidenza il quotidiano magico del sertão, la cui diversità di credenze e influenze culturali non può essere mappata dagli strumenti della ragione. In questo universo di gente sofferente e sognatrice, se la combinazione della fede di alcuni e l’avidità di pochi non contribuisce mai al bene comune, l’ingegnosità e il desiderio di vivere, nonostante tutto, possono fare miracoli.

Per saperne di più

BARBOSA, Saulo da Silva (2024). O insólito no sertão contemporâneo: elementos do realismo maravilhoso em A cabeça do santo de Socorro Acioli. Trabalho de Conclusão de Curso (Graduação em Letras/Português) – Universidade Federal de Campina Grande, Cajazeiras. Disponível em: http://dspace.sti.ufcg.edu.br:8080/xmlui/handle/riufcg/38211. Acesso em: 13 out. 2024.  

BEZERRA, Viviane Santos (2024). Entre estátuas, estradas e estruturas, o (extra)ordinário: a universalização da cultura popular em A cabeça do santo. Tese (Doutorado em Letras) – Universidade Estadual de São Paulo, Assis. Disponível em: https://repositorio.unesp.br/items/11da73ba-c2c0-4f69-b127-926f6c0c548a. Acesso em: 13out. 2024.

BRITO, Thaís (2023). Cabeça gigante de Santo Antônio vai virar filme brasileiro; conheça a história. Portal G1 Ceará. Disponível em: https://g1.globo.com/ce/ceara/noticia/2023/09/17/cabeca-gigante-de-santo-antonio-vai-virar-filme-brasileiro-conheca-a-historia.ghtml. Acesso em: 13 out. 2024.

POLESE, Edna da Silva (2021). O fantástico e o humor na religiosidade: uma leitura da obra A cabeça do santo, de Socorro Acioli. Revista Graphos, João Pessoa, v. 23, n. 1, p. 115-132. Disponível em: https://periodicos.ufpb.br/index.php/graphos/article/view/58662. Acesso em: 13 out. 2024.

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Abreu Gomes, Raíssa .

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A cabeça do santo, by
Socorro Acioli.

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